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Ciao.
Se vi fidate di un mio parere, sarò qui per dirvi quello che penso sugli ultimi album che ascolterò. Non sono un esperto, ma di musica ne ascolto quindi fate voi...
Buona permanenza in ONNIVORO!
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16 gennaio 2004
"Thirteenth Step" - A Perfect Circle
Gli APC, o AC (visto che “A Perfect” potrebbe essere anche inteso come “Aperfect”), sono il progetto trasversale di Billy Howerdel e di Maynard J. Keenan, membri di traino di quel gruppo ormai ben consolidato dei Tool. Verrebbe naturale fare una sorta di paragone tra essi, dal momento che quasi la metà delle due formazioni è la stessa, ma questo sarebbe assolutamente un errore. Nelle nuove vesti, infatti, Keenan e compagno, hanno dato sfogo a tutte quelle idee che non si sarebbero potute usare nei Tool, gruppo delineato da ben precise caratteristiche che sarebbe un peccato contaminare. Ne viene così fuori un qualcosa di nuovo, uno stile tutto particolare e coinvolgente. Nel 2000 esce, sugli scaffali, Mer de Noms, il loro primo album. Un successo. Sorge però qualche problema vista l’impossibilità di Howerdel e Keenan di sdoppiarsi. Per poter proseguire comunque nell’avventura con i Tool, i due devono rinunciare per un certo periodo a presentarsi sulle scene, ma, tre anni dopo, trovano le forze e il tempo di pubblicare il secondo album targato “A Perfect Circle”. Una piacevole conferma. Nulla di meglio riuscito. E’ tutto così perfetto che si stenta a crederci. Dodici tracce, una più affascinante e bella dell’altra. Già dal primo brano, “The package”, si comprende quale sarà il filo conduttore del disco. Spiccano, tra le altre canzoni, “Weak and powerless”, “The outsider” e “Gravity” per la carica che infondono nell’ascoltatore. Altre, quali “Blue” e “A stranger” tranquillizzano maggiormente l’orecchio proponendo melodie d’autore. Il tutto, poi, è esaltato dall’incredibile voce di Keenan, vero genio delle corde vocali, e dai ritmi di Josh Freese sempre azzeccati e imprevedibili. Nulla è mai lasciato al caso. Tutto è stato studiato nei minimi particolari, in modo da suscitare una certa sensazione in un determinato attimo.
Voto: 8
http://www.aperfectcircle.com
Tracklist: 1- The package 2- Weak and powerless 3- The noose 4- Blue 5- Vanishing 6- A stranger 7- The outsider 8- Crimes 9- The nurse who loved me 10- Pet 11- Lullaby 12- Gravity
| inviato da il 16/1/2004 alle 21:19 | |
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13 ottobre 2003
"Steal this album" - System of a down
É incredibile come in cosí poco tempo questi ragazzi armeni abbiano riscosso tale successo: giá con il loro primo lavoro self-titled, i SOAD scatenarono la curiositá del popolo nu-metal mondiale. Poi é arrivato l'album di consacrazione, "Toxicity" (é un iter piú o meno standard quello che percorre una band prima di essere considerata con un po'di riguardo in ambito musicale: il primo album, se degno di nota, conferisce al gruppo il titolo di rivelazione, poi con il secondo, se meritevole, lo proietta nell'élite musicale). Sfruttando il periodo favorevole, il produttore Rick Rubin (Slayer, Red Hot Chili Peppers, Public Enemy) sforna il terzo album. Gira voce che sia costituito da pezzi tagliati dalla produzione dei precedenti, a parte il singolo "Boom!". Personalmente ritengo che quest'ultimo lavoro sia il migliore tra i tre, anche se, effettivamente,i primi due sono comunque ad ottimi livelli.
In questo CD regna imperscrutabile, attraverso i testi di Malakian, la cattiveria, la la rabbia, lo sdegno e in alcune canzoni la rassegnazione nei confronti del "Sistema" odierno. Il tutto é accompagnato da meleodie dure ma allo stesso tempo fragili e mistiche che conferiscono all'interoalbum un fascino unico. La voce di Tankian, potente, aggressiva e travolgente, incapsula l'ascoltatore in un mondo surreale, al limite del credibile, dove le melodie armene prendono piede fino alla completa fusione con la distorsione sonora del metal. Molto significative da questo punto di vista sono, a mio giudizio, pezzi come "Nuguns", "Ego brain" e "Innervision". Piú nervosi, ma in egual modo coinvolgenti, sono brani come "Fuck the system", "Chic 'n' stu" e "Pictures" nei quali il cantato assume dimensioni piú cattive e martellanti. In conclusione, 16 pezzi indubbiamente da ascoltare e riascoltare per chi ama il genere e per chi pensa di avvicinarcisi.
Voto: 8+
http://www.systemofadown.com
Tracklist: 1. Chic 'N' Stu 2. Innervision 3. Bubbles 4. Boom! 5. Nuguns 6. A.D.D. 7. Mr. Jack 8. I-E-A-I-A-I-O 9. 36 10. Pictures 11. Highway Song 12. Fuck The System 13. Ego Brain 14. Thetawaves 15. Roulette 16. Streamline
| inviato da il 13/10/2003 alle 11:50 | |
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13 ottobre 2003
Ops...
Eccomi qua di nuovo...
Scusate se non mi sono fatto sentire per un po', peró ho avuto qualche problema tecinco di connessione internautica e non ho potuto cominare niente di niente.
Ora sono pronto per ricominciare. Spero che le malelingue non abbiano detto troppo riguardo a me in questo periodo...
ByezzZ
| inviato da il 13/10/2003 alle 10:22 | |
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9 luglio 2003
"Satellite" - P.O.D.
"Boom! Boom! Here comes the boom. Ready or not... Here come the boys from the South". Si fanno chiamare così: i ragazzi del sud. Sì, e poi di caos ne hanno fatto, e non poco anche, specialmente con quest’ultimo album che li ha fatti arrivare anche qui in Europa. Tutti gli altri lavori precedenti (“The fundamental elements of Southtown”, “Brown”, “Snuff the punk” e “Warriors” EP) non sparsero radici fin qui poiché il nu-metal, e in generale tutti i generi un po’ alternative non andavano di gran voga in quel periodo qui da noi.
Poi, nel momento giusto, fanno uscire “Satellite” che dà loro fama e che li porta alle posizioni più alte della classifica con singoli quali “Alive”, “Youth of the nation” ( pezzo che rievoca, nel ritornello, canzoni di “The Wall” dei Pink Floyd) e il biografico “Boom”.
Il lavoro, comunque, è un mix esplosivo grazie alla varietà di canzoni presenti al suo interno. Si possono trovare tracce strane, come “Ridiculous”, nostalgiche, come “Thinkin’ about forever”, dedicata da Sonny (cantante) alla sua deceduta madre, e strumentali, come “Guitarras de amor”.Un successo abbastanza prevedibile, insomma, visto l’ottimo suono che la band è riuscita a creare nell’elaborazione dell’album. Secondo me, infatti, uno dei punti di forza di questo nuovo progetto, è stato sicuramente il fatto che il suo l’ascolto scorra via senza intoppi di nessun genere. Di solito, quando ascolto un CD, devo fare alcune pause durante la riproduzione perché mi stanco, mentre con “Satellite” non ne ho avuto minimamente bisogno.
Un altro fatto che li differenzia dalla quasi totalità dei loro gruppi affini, sta nel fatto che i loro testi sono tutti orientati verso la religiosità e la spiritualità in generale. Ne è esempio calzante il titolo del brano n° 8: “The Messenjah” Testi impegnati quindi, mai banali, degni di essere compresi e capiti.
Dal mio punto di vista direi che i P.O.D. (Payable on death) sono uno dei gruppi più interessanti della scena odierna, un gruppo che va marcato stretto in attesa che sfornino altri album ottimi come questo.
Voto: 7
http://www.payableondeath.com/main.html
Tracklist: 1- Set it off 2- Alive 3- Boom 4- Youth of the nation 5- Celestial 6- Satellite 7- Ridiculous 8- The Messenjah 9- Guitarras de amor 10- Anything right 11- Ghetto 12- Masterpiece conspiracy 13- Without Jah, Nothin' 14- Thinking about forever 15- Portrait
| inviato da il 9/7/2003 alle 1:27 | |
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8 luglio 2003
“14 Shades of Grey” - Staind
L’8 maggio 2001, esce nei negozi di dischi “Break the Cycle”, album che procura al gruppo, fin da subito, una certa notorietà: il lavoro della band, infatti, non è niente male, e fà sì che gli Staind siano definiti come la rivelazione dell’anno. Poi, 3 anni di silenzio, fino a quando, più o meno nello stesso periodo, “14 Shades of Grey” irrompe nei negozi, e il singolo “Price to play” passa nelle radio.
Passa è proprio il verbo giusto. Chi si aspettava la consacrazione del gruppo, viene smentito e chi aveva creduto in un fuoco di paglia nel 2001, ne ha avuto la conferma. Aaron Lewis & Co., dalla mia, hanno voluto accelerare un po’ troppo i tempi e, evidentemente, non avendo avuto il tempo per riflettere sulle scelte fatte, si sono ritrovati fra le mani un disco mal riuscito.
All’interno di tutto il CD faccio molta fatica a trovare un brano conduttore… Forse quello che più si avvicina, che più lo trascina, è “Fray”, canzone dalla buona ritmica e dalla melodia abbastanza interessante. Il resto del cd è un insieme di pezzi più o meno simili accomunati da chitarre distorte piatte, senza sentimento, messe lì quasi solo per far sì che il disco venga etichettato come disco rock. Un’altra canzone che esula un po’ dall’andamento generale dell’album è la traccia n° 6, “Zoe Jane”, ballata senza pretese che offre una pausa necessaria all’orecchio in ascolto.
Nota di merito comunque a Jon Wysocki, batterista del gruppo, che, con il suo stile, riesce a salvare il salvabile, riuscendo, in “14 Shades of Grey”, a coinvolgere l’ascoltatore almeno dal punto di vista ritmico.
Voto: 5
Tracklist: 1- Price to play 2- How about you 3- So far away 4- Yesterday 5- Fray 6- Zoe Jane 7- Fill me up 8- Layne 9- Falling down 10- Reality 11- Tonight 12- Could it be 13- Blow away 14- Intro
| inviato da il 8/7/2003 alle 3:34 | |
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7 luglio 2003
"The Eminem Show" - Eminem
E’ lui. Lui, l’unico. L’unico rapper bianco che abbia avuto successo e che abbia ottenuto rispetto da tutti gli altri (Tutti rigorosamente di colore).
A prima vista, e a giudicare dai gossip che girano intorno al suo conto, si potrebbe dire che è un montato, uno con molte rotelle fuori posto. Se però ascoltiamo la sua musica, capiamo che è uno che ci sa fare e non poco… Non so quale sia il suo segreto, ma penso che gran parte del suo successo sia dovuta al fatto che nei suoi lavori si riesce ad identificare una sorta di melodia, cosa che ritengo fondamentale per la riuscita di una canzone. Personalmente, non riuscirò mai a cantare, o a fischiettare, per esempio, “l’ultimo singolo” di Missy Elliot”, al contrario di “Without me”, “White America” o “Sing for the moment”, motivi che rimangono in testa e che non se ne vogliono andare.
A parte le sue doti musicali, anche i suoi testi raccolgono il consenso di molti. Alcuni, invece, potrebbero pensare alla volgarità eccessiva di alcune sue canzoni, ma, dietro a queste parole, c’è un contenuto che, il più delle volte, deriva dalle difficoltà che ha dovuto superare da bambino e da adolescente.
E quando è a corto di idee, si mette a campionare vecchie canzoni, in questo caso “Dream on” (già stupenda…) degli Aerosmith, adattandole alle proprie esigenze ed ottenendo pezzi fantastici.
Insomma Eminem con questo album, ha confermato di essere un vero rapper (sempre che ce ne fosse bisogno), uno che con musica e parole non scherza.
Voto: 7.5
http://www.eminem.com
Tracklist: 1- Curtains up (skit) 2- White America 3- Business 4- Cleaning out my closet 5-Square dance 6- The kiss (skit) 7- Soldier 8- Say goodbye Hollywood 9- Drips 10- Without me 11- Paul Rosenberg (skit) 12- Sing for the moment 13- Superman 14- Hailie's song 15- Steve Berman (skit) 16- When the music stops 17- Say what you say 18- 'Till I collapse 19- My Dad's gone crazy 20 Curtains close (skit)
| inviato da il 7/7/2003 alle 3:13 | |
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4 luglio 2003
"St. Anger" - Metallica
6 anni di lungo silenzio. A parte quelle rare entrate in scena per accontentare orde di fan esaltati, i Metallica si presentato con questo biglietto da visita agli inizi del 2003.
Molti, tra quelli che conoscono questa band, in questo periodo si saranno soffermati a pensare, a chiedersi, che cosa sarebbe successo a questo gruppo, incredibilmente forte, ma allo stesso tempo anche incredibilmente debole.
Ebbene, visti i numerosi problemi che i membri hanno dovuto affrontare in questo periodo, era logico rispondersi che la loro musica avrebbe cessato di battere con Reload (ultimo fra i loro album). Per un motivo o per un altro, la loro storia, però, non era destino che finisse così.
Superati i problemi di Hatfield, con l'aiuto di una clinica, messe da parte le difficoltà legali dovute alla vicenda Napster, e abbandonato il dilemma Newsted, il gruppo si rigenera, ed è così che nel mese di giugno esce in tutto il mondo in contemporanea, “St. Anger”. Undici tracce tutte nuove, abbinate ad un DVD contenente la versione live (prove caserecce) di tutto il disco. Un album diverso, che non vuole, a tutti i costi, riportare l’orecchio dell’ascoltatore a quelle canzoni che si possono trovare sui loro primi lavori quali “Ride the ligthning”, “Master of puppets” e “Kill ‘em all”, cosa alquanto aspettabile dopo le polemiche sollevate dai fans, che, recentemente, accusavano la band di essersi spenta.
Un disco introspettivo, scaturito da una mente, quella di Hatfield, che ha sempre bisogno di mettersi a confronto con il mondo. Molte canzoni, da “Dirty window” a “Some kind of monster”, da “My world” alla stessa “St. Anger”, esplicitano la rabbia e la malinconia che caratterizzano i nuovi Metallica. Sì, nuovi: basti pensare al solo fatto che, in tutto l’album, Kirk Hammet(chitarra) non sfoggia in nessunissima occasione la tecnica solistica di cui è dotato. Comunque, si nota già dal brano d’apertura, “Frantic”, che le cose sono cambiate. C’è voglia di sperimentazione, c’è voglia di trovare un nuovo sound, molto più vicino al Nu-metal, che riesca a riportare in vita gli “immortali” del metallo.
In conclusione, “St. Anger” è un album piacevole, cattivo ma non spregiudicato, un album che potrà piacere sia agli appassionati di “Master of puppets”, sia a quelli di “The memory remains”.
Bel colpo da parte degli indiscussi redivivi .
Voto: 8
http://www.metallica.com
Tracklist: 1- Frantic 2- St. Anger 3- Some kind of monster 4- Dirty window 5- Invisible kid 6- My world 7- Shoot me again 8- Sweet amber 9- The unnamed feeling 10- Purify 11- All within my hands
| inviato da il 4/7/2003 alle 16:36 | |
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4 luglio 2003
Eccomi...
Ciao a tutti.
Per ora vi chiedo di pazientare un po' xchè devo capire alcune cose. Una volta presa la dimestichezza inizierò a lavorare seriamente. Grazie.
| inviato da il 4/7/2003 alle 1:41 | |
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